Accadde oggi: 30 gennaio 1972, 50 anni fa la “Bloody Sunday” dell’indipendentismo irlandese – (E la Sicilia?…) – La commemorazione oggi a Derry, Irlanda del Nord.

30 gennaio 2022 – di Mirko Stefio e Monica Tomasello

Un giorno come oggi il 30 gennaio 1972, a Derry, nell’Irlanda del Nord, esattamente 50 anni fa, il massacro che infiammò l’Irlanda del Nord, nella così chiamata  “Bloody Sunday”.

“Bloody Sunday” è un termine con cui viene ricordata una tragica domenica di sangue, un vero e proprio massacro che ebbe luogo dove i soldati britannici spararono a 26 civili disarmati che stavano protestando pacificamente contro l’operazione Demetrius.

I soldati inglesi aprirono il fuoco su una manifestazione per i diritti civili, uccidendo 14 persone. A distanza di 50 anni le cause storiche del confitto nordirlandese fra cattolici e protestanti e le conseguenze politiche e culturali di quel terribile pomeriggio….

La Sicilia, come l’Irlanda, dovrebbe prendere quel coraggio che per troppi anni gli è mancato…

Nel pomeriggio del 30 gennaio 1972 le truppe inglesi di stanza a Derry, in Nord Irlanda, aprirono il fuoco su una manifestazione organizzata dalla Northern Ireland Civil Rights Association. dei civili  manifestanti attaccati dai soldati del Primo Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell’esercito britannico. Fu una delle peggiori stragi di civili dei cosiddetti “Troubles”, cioè del periodo di violenze tra indipendentisti nordirlandesi e unionisti britannici.

In 50 mila avevano risposto all’appello e si erano riuniti a Bogside, nella periferia di Derry. Quando la marcia giunse a Creggan, un complesso di case popolari, 26 civili furono colpiti. Le vittime riportavano anche ferite causate da proiettili di gomma, da colpi di manganello; alcuni erano stati investiti dai mezzi dell’esercito.

Morirono in 13 quel giorno; la quattordicesima vittima perì quattro mesi dopo a seguito delle ferite. Almeno 5 vittime erano state raggiunte alle spalle, mentre fuggivano, dai colpi sparati dal primo Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell’esercito britannico. I morti erano tutti cattolici; in 6 avevano appena 17 anni.

All’epoca i manifestanti protestavano contro una legge speciale emanata dal governo irlandese unionista – cioè favorevole all’appartenenza dell’Irlanda al Regno Unito, contrariamente agli indipendentisti – secondo cui bastava l’approvazione del ministero dell’Interno dell’Irlanda del Nord per arrestare gli oppositori senza processo e a tempo indefinito.

Molte delle vittime vennero uccise a distanza ravvicinata, mentre altre perirono sotto i colpi dei soldati britannici mentre cercavano di prestare soccorso ai feriti. Altri manifestanti vennero feriti da proiettili di gomma e dalle manganellate e due di loro vennero investiti dai veicoli dell’esercito. Si dice che questo massacro abbia avuto il maggior numero di persone uccise in una sparatoria durante il conflitto.

La prima persona che cercò di affrontare e raccontare quella tragica domenica di sangue attraverso la sua musica fu John Lennon che compose Sunday Bloody Sunday pubblicandola nel suo terzo album da solista Sometime In New York City.

E poi gli U2. Il brano “Sunday Bloody Sunday”, incluso nell’album “War” del 1983, aprì gli occhi di una nuova generazione sulla tragica storia recente irlandese. (Vedi: https://www.virginradio.it/news/rock-news/1280738/sunday-bloody-sunday-il-vero-significato-di-speranza-e-come-la-canzone-salvo-gli-u2-dallo-scioglimento.html )

 

Quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario di quella che pur non essendo la più tragica in termini di caduti, rimane essere la strage di civili dal più forte impatto emotivo e politico nella martoriata vicenda nordirlandese.

I soldati avevano l’ordine di disperdere la folla, ma improvvisamente iniziarono a spararle contro colpendo 26 persone, di cui cinque alla schiena mentre cercavano di scappare. In seguito i soldati raccontarono di aver sentito colpi d’arma da fuoco provenienti dai manifestanti, ma le loro dichiarazioni furono contraddette da quelle di molti testimoni che dissero di non aver visto armi tra i partecipanti al corteo.

La strage acuì enormemente il clima di tensione tra gli unionisti e gli indipendentisti, cresciuto dalla fine degli anni Sessanta in Irlanda del Nord. In particolare il Bloody Sunday favorì l’ascesa dei terroristi separatisti dell’IRA, che ottennero grande sostegno da parte della popolazione. Una prima inchiesta, aperta nelle settimane seguenti dall’allora primo ministro britannico Edward Heath, prosciolse le autorità e i soldati britannici da ogni colpa, ma venne in seguito considerata un insabbiamento di quanto accaduto.

Nessun manifestante aveva aggredito in alcun modo i soldati, che spararono dunque per primi senza alcuna provocazione e senza neanche avvisare la folla. Dopo la pubblicazione del rapporto il primo ministro britannico David Cameron si scusò pubblicamente con le persone uccise e i loro familiari per il comportamento del Regno Unito, dicendo che «l’attacco dei soldati ai manifestanti è stato ingiustificato e ingiustificabile» e che «nessuno dei morti e dei feriti poteva essere considerato una minaccia».

Ci domandiamo se anche per quello che fu fatto in Sicilia, per l’unificazione di questa cosa che chiamano Italia, qualcuno abbia mai chiesto scusa dal 1860 ad oggi…. 

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A 50 anni da quel giorno, una serie di eventi, organizzati dal Bloody Sunday Trust, si sono tenuti stamane a Derry per celebrare l’anniversario dell’atrocità.

Le famiglie delle persone uccise si sono riunite  per una passeggiata in ricordo di quella mattina. A guidare la passeggiata c’erano 14 bambini che portavano ciascuno una singola rosa bianca. I parenti li seguivano mentre portavano in mano le foto delle vittime.

A questo è poi seguito un secondo momento commemorarito e la deposizione delle corone al monumento per il Bloody Sunday.

I familiari con in mano le fotografie delle vittime si fermano davanti a un murale (Brian Lawless/PA) (PA Wire)

Il presidente irlandese Michael D Higgins ha anche consegnato un messaggio registrato alle famiglie durante uno speciale evento commemorativo, “Beyond the Silence”, alle 16:00 in Guildhall Square.
(Per approfondimenti vedi: https://kozpost.com/una-grande-folla-partecipa-allevento-commemorativo-per-celebrare-il-50-anniversario-della-bloody-sunday/7445/ )

 

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