Accadde Oggi in Sicilia: il 19 gennaio 1940, nasceva a Palermo Paolo Borsellino, Martire della Libertà, caduto nell’attentato in via D’Amelio.

19 gennaio 2022 – (a cura di Mirko Stefio e Monica Tomasello)

Avrebbe compiuto oggi 82 anni il giudice Paolo Borsellino, nato a Palermo il 19 gennaio del 1940.

Una vita per la Giustizia

Pur avendo la sua famiglia una farmacia, egli volle seguire una strada diversa, intraprendendo gli studi in giurisprudenza e laureandosi con lode presso l’Università del capoluogo siciliano nel 1962.
Soltanto un anno dopo, nel 1963
Paolo Borsellino partecipa al concorso di accesso alla magistratura, divenendo, al tempo, il più giovane magistrato italiano.

Nel 1967 diviene quindi Pretore di Mazara del Vallo e, successivamente, Pretore di Monreale, dove lavora con il capitano dei Carabinieri Basile, disarticolando l’organizzazione mafiosa locale con una serie di arresti di affiliati ai clan.

A seguito dell’omicidio del capitano Basile in un agguato della mafia palermitana, Paolo Borsellino e la sua famiglia sono protetti dal servizio di scorta.

Dal 1975, Borsellino lavora presso l’Ufficio istruzione del Tribunale di Palermo occupandosi dei clan mafiosi della città e proseguendo così l’approfondimento delle indagini di Boris Giuliano.
In questo ufficio, instaura un saldo rapporto umano e professionale con il giudice Rocco Chinnici con il quale stava sperimentando l’efficacia di una specializzazione degli inquirenti nella lotta alla criminalità organizzata.

Dopo l’omicidio di Chinnici nel 1983, a capo dell’Ufficio è nominato Antonino Caponnetto; egli, comprendendo le potenzialità del coordinamento delle indagini e dello scambio di informazioni tra magistrati addetti, instaura pertanto il c.d. “pool antimafia” di cui fanno parte – oltre a Caponnetto e Borsellino – anche Giovanni Falcone, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta.

Grazie a questa iniziativa e al generale miglioramento delle capacità investigative anche sotto il profilo degli accertamenti bancari e patrimoniali, il pool ordina numerose misure di custodia (tra cui quella nei confronti di Vito Ciancimino) iniziando a ricevere le prime dichiarazioni di collaboratori di giustizia come Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno, successivamente essenziali per l’istruzione del c.d. maxi processo.

Nel 1985, per ragioni di sicurezza, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone sono ospitati nella foresteria del carcere dell’Asinara per la redazione degli atti necessari alla preparazione del processo citato che si concluderà a Palermo nel 1987 con 342 condanne, infliggendo un durissimo colpo a “Cosa nostra”.

Nel dicembre 1986, Paolo Borsellino è nominato Procuratore della Repubblica di Marsala.

Nel 1992, dopo il congedo di Caponnetto dall’Ufficio istruzione per motivi di salute e il trasferimento di Falcone a Roma quale Direttore degli Affari penali del Ministero di Grazia e Giustizia, ritorna al Tribunale di Palermo come Procuratore aggiunto per coordinare l’attività distrettuale antimafia.

Improvvisamente, l’inferno…

23 maggio 1992

In un caldo sabato di maggio, alle 17:56, un’esplosione squarcia l’autostrada che collega l’aeroporto di Punta Raisi a Palermo, nei pressi dell’uscita per Capaci: 5 quintali di tritolo distruggono cento metri di asfalto e fanno letteralmente volare le auto blindate. Muore Giovanni Falcone, magistrato simbolo della lotta antimafia. È il 23 maggio 1992.

 

La strage di Capaci del 23 maggio, dove perse la vita l’amico e collega Giovanni Falcone, provocò in Paolo una profonda sofferenza…

 

19 luglio 1992 – 57 giorni dopo

Il magistrato Paolo Borsellino, impegnato con Falcone nella lotta alle cosche, va a trovare la madre in via Mariano D’Amelio, a Palermo. dopo aver pranzato con la famiglia a Villagrazia di Carini. Sono le 16:58 quando un’auto carica di tritolo parcheggiata in via D’Amelio veniva fatta esplodere cagionando la morte del magistrato Borsellino e dei cinque agenti della scortaEmanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.



La scena che si presenta ai soccorritori è devastante…

 

Seguono giorni convulsi…

La famiglia Borsellino, in polemica con le autorità, non accetta i funerali di Stato. Non vuole la rituale parata dei politici.

Al funerale partecipa una folla di circa 10.000 persone. E alle esequie degli agenti di scorta una dura contestazione accoglie i vertici istituzionali. Il neo-presidente della Repubblica, Oscar Luigi Scalfaro, è trascinato a stento fuori dalla Cattedrale di Palermo, con il capo della polizia Vincenzo Parisi che gli fa da scudo.

Negli anni nuovi colpi di scena hanno aperto squarci di luce su queste vicende su cui però non c’è ancora completa chiarezza..,

 

Per riflettere… e per non dimenticare

Concludiamo con una frase del grande Paolo, che esprime un concetto sempre attuale, ma forse mai come in questo momento…:

“… Questo tizio non è mai stato condannato, quindi è un uomo onesto. Ma dimmi un poco…, ma tu non ne conosci di gente che è disonesta ma non è stata mai condannata perché non ci sono le prove per condannarla?

 

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