Accadde Oggi: Tre anni fa Catania perdeva Tuccio Urzì, l’indimenticabile libraio-pallavolista

12 luglio 2022 – di Orazio Vasta

Sono trascorsi tre anni da quel 13 luglio 2019, quando presso l’unità Operativa di Anastesia e Rianimazione del Presidio Ospedaliero di Militello Val di Catania, in una giornata estremamente afosa, una freddissima cartella medica sanciva che si era fermato per sempre il cuore di Salvatore Urzì, detto Tuccio, che, dal 1956 fino al 1988, ha visto  suggellare la sua innata passione sportiva per la pallavolo con la professione di libraio nella sua “Libreria Urzì , in via Etnea, a due passi dall’incrocio “con i viali”.


Tuccio Urzì, quindi, era uno sportivo, ma, come ama ricordare sempre la figlia Claudia, fondamentalmente “era un libraio “, e tale è rimasto, nonostante avesse chiuso la storica libreria nel febbraio del 1988, una chiusura  rimasta per Tuccio una ferita mai rimarginata.

Poi papà fece altro – ricorda Claudia Urzìcontinuando sempre nel campo dei libri, ma dentro rimase sempre un libraio. Papà era un libraio e fiero di esserlo”.

A tre anni dalla sua morte, in tante e in tanti ricordano a Catania e altrove quest’uomo che aveva avuto il fascino del “restare umano”, un fascino per cui è stato voluto bene e continua ad essere voluto bene. Profonda umanità e disponibilità che lo rendevano spesso vulnerabile nei confronti  di chi di umano ha solamente una identità imposta dalla biologia e dalle leggi dello stato.

Ancora oggi chi l’aveva incontrato in libreria o nei campi di volley o in altri luoghi e in altri aspetti della vita quando parla di Tuccio si emoziona.
Come il dott. Salvatore Pasqualino, già  apprezzato sindaco di Trecastagni, grande sportivo anche lui, che continua a chiamare Tuccio “un bravo ragazzo”… ; come Tino Giuffrè che ricorda sempre commosso “l’altezza morale di quest’uomo” (non solo morale…, ma anche fisica, dato che Tuccio era  alto 1,87); come Ugo Carta che quando vede sui social le foto di Tuccio con la figlia e con Adriana, la moglie, non riesce a non commuoversi…; come Daniela Giuffrida, da anni responsabile del blog Triskelion.it, che ricorda con affetto quando da giovanissima acquistava i testi tascabili. Un giorno chiese a Tuccio “Il Capitale” di Karl Marx, e lui, senza scomporsi, rispose, accompagnato dal  suo sorriso disarmante, che era assai improbabile poter avere quel libro tascabile. Da quel giorno quel librario divenne il libraio di Daniela…; come me che ho frequentato assiduamente Tuccio nel periodo più brutto della sua esistenza, da quell’odioso settembre del 2018 a quella  giornata terribile del 12 luglio 2019 che precedeva il punto di non ritorno. Ancora mi risuonano nella mente le lunghe chiacchierate con Tuccio che non avevano confini negli argomenti.
Immagino cosa avrebbe detto sulla crudele fine imposta al Catania Calcio 46 e avremmo ricordato, come avevamo già fatto, i nomi dei calciatori rossazzuri dei famosi play off per la serie A, a Roma, con i 40mila tifosi catanesi giunti da Catania e da tutto il resto del paese.

Concludo, ricordando a me stesso che entrambi ci siamo scoperti in tante cose simili, seppure consapevoli della nostra profonda diversità. Eppure non ha mai giudicato quello che per me era normale e che per lui sarebbe stato impossibile fare o anche solo pensare. E questo senso di non giudicare era un’altra specificità del mio amico Tuccio, specificità che lo rendeva e lo rende tutt’oggi, come si dice a Catania, “mpezzu i pani”. Indimenticabile…

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