Covid, la nuova variante Xe. Prof. Galli: “rispetto a prima rischiano di più anche i vaccinati…”

10 aprile 2022 – di Renato avv. Sgroi

Il dottor Massimo Galli, già professore ordinario di Malattie infettive all’Università Statale di Milano e primario all’Ospedale Sacco, parla ieri, 9 aprile 2022, in un’intervista rilasciata a La Stampa della nuova variante Xe del Coronavirus.

La ripresa dei contagi, spiega Galli, è dovuta «a tre varianti che si susseguono, anche perché non si fa sufficiente attenzione ai contagi. Omicron 1 è in via di rapida sostituzione da parte di Omicron 2 e poi le due si sono fuse nella nuova Xe, che potrebbe essere così diffusiva da sostituirle entrambe. Senza contare alcuni sintomi sospetti come le vertigini, che implicherebbero un interessamento neurologico da approfondire».

Secondo il virologo, Xe è nata «probabilmente dall’infezione concomitante di Omicron 1 e 2 in qualche organismo dove hanno ricombinato le loro caratteristiche genetiche in una sottovariante».
Per Galli «la grande platea di vaccinati e di guariti favorisce la selezione di sottospecie, seppur in un quadro di mutazioni casuali. Si tratta di continui minimi cambiamenti (già si annuncia la Xj) che portano a riflettere. Da un lato, potremmo essere sulla strada della minore patogenicità del virus. Dall’altro si registra una maggiore capacità di diffusione delle sottovarianti e di conseguenza una riduzione della forza protettiva dei vaccini verso l’infezione. Questo per fortuna non si associa a una diminuzione altrettanto cospicua nei confronti della malattia grave».

Secondo Massimo Galli, “rispetto a prima rischiano di più anche i vaccinati, poi dipende molto di chi si tratti”.

Poi ha spiegato: “Xe è quasi un virus nuovo rispetto a quello per cui i vaccini sono stati creati, in particolare nei soggetti anziani e fragili. Si possono verificare più difetti della protezione, anche dopo la terza dose”.
L’esperto, nel corso dell’intervista al quotidiano torinese, ha parlato anche della quarta dose del vaccino anti-Covid, che, secondo lui, è necessaria “certamente per i fragilissimi, forse per gli anziani, ma non è detto che sia utile a tutti”.

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C’è da chiedersi, a questo punto: ma, allora, a cosa sono serviti i cosiddetti vaccini (che, com’è ormai pacifico, tali non sono, ma solo “terapie geniche”) se non immunizzano? Solo a fare correre il rischio (ai cosiddetti “vaccinati”) di subirne i gravi effetti collaterali e, talora, anche di morire?

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