GREEN PASS, PRESENTATO RICORSO ALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO: ECCO LE INFRAZIONI

8 Dicembre 2021 – Redazione Co.Te.Li – Fonte: Byoblu

Continua a far discutere il modello del Green Pass di diversi Paesi europei, tra questi anche l’Italia. La certificazione digitale verde è stata infatti prima adottata per gli spostamenti, anche nei confini nazionali, poi per la consumazione di un caffè al bar, arrivando all’obbligo di esibizione del lasciapassare per accedere al proprio posto di lavoro. I popoli occidentali hanno ormai reso l’esibizione del codice QR sanitario una routine della propria giornata, ma il passaporto sanitario sembra tuttavia avere delle incongruenze giuridiche. Dopo il silenzio in merito ai ricorsi presentati alle autorità competenti italiane, il Movimento per l’Indipendenza e l’Autonomia della Sicilia (M.I.A.S.), nella persona del presidente Umberto Mendola, ha deciso di rivolgersi alla Corte europea dei Diritti dell’Uomo.

Il contenuto del ricorso

Nel documento di venti pagine, redatto dall’avvocato Andrea Caristi dell’omonimo Studio Legale, viene sottolineata la possibile infrazione dell’art. 39 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. Riguardo all’obbligo di esibizione del Certificato digitale verde, il ricorso mette in luce l’incompatibilità con le norme europee. In Italia, fino alla scadenza dello Stato di emergenza prevista per il 31 dicembre 2021, proroghe non da escludersi, i lavoratori che non sono in possesso di Green Pass vengono considerati assenti ingiustificati.E non sono quindi dovuti “la retribuzione né altro compenso”.

Si fa notare che la “certificazione verde Covid-19” era stata in origine istituita con Regolamento UE “per agevolare la libera circolazione delle persone”, e non certo per limitazioni in ambito lavorativo, o di vita sociale. Emerge anche una peculiare “dimenticanza” nella traduzione di una risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio di Europa, in cui veniva sollecitato agli Stati membri dell’Ue di “garantire che i cittadini siano informati e che la vaccinazione NON è obbligatoria”, e che nessuno sarebbe stato discriminato per la libera scelta di non sottoporsi a un trattamento sanitario.

Libera scelta di non vaccinarsi?

Tuttavia, diversi Stati europei hanno messo in atto una vera e propria comunicazione discriminatoria nei confronti di una minoranza della popolazione, con tanto di contromisure indirizzate a chi non si sottopone alla vaccinazione.  In Italia, con il decreto-legge 26 novembre 2021, n.172, “veniva inasprito il regime di utilizzo della carta verde al fine di partecipare alla vita sociale”, escludendo il tampone per l’accesso a determinate attività, riservate solo a vaccinati e guariti. Una compressione delle libertà fondamentali che non sarebbe giustificata dal punto di vista normativo, considerando che in Italia non esiste un obbligo vaccinale e, pertanto, “la libera scelta di non vaccinarsiè pienamente legittima”.

Scudo penale ai medici

E l’obbligo sembra non essere stato introdotto per due motivi: il primo è che le forti limitazioni per non vaccinati hanno garantito un alto tasso di vaccinazione, il secondo è invece che in questo modo lo Stato non è ritenuto responsabile di eventuali effetti avversi del siero sperimentale. Da qui si spiega anche lo scudo penalegarantito ai medici che somministrano il vaccino e che non possono essere ritenuti responsabili per eventuali conseguenze. Conseguenze che rappresentano inoltre un numero sottostimato, dato che la vigilanza farmacologica risulta passiva, e quindi tiene conto soltanto delle segnalazioni volontarie.

Il caso “Sara Cunial”

Il documento riprende anche il caso della deputata Sara Cunial, che ha presentato ricorso riguardo al Green Pass al Presidente del Collegio di Appello della Camera dei deputati, con esito favorevole. Il ricorso è stato accolto “nel rispetto della Costituzione”, proprio in relazione ai diritti fondamentali. Non si capisce perché gli stessi diritti non vengano garantiti alle altre categorie di lavoratori. Il documento dovrà ora passare al vaglio della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, e si tratta del primo ricorso di questa specie. Insomma, tra discriminazioni e obblighi indiretti, il primo articolo della Costituzione italiana sembra essere diventato: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul Green Pass”. E anche parlare di “Repubblica democratica” sembra ormai un eufemismo.

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[Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia  Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di medici ed avvocati, insegnanti ed intellettuali, formatosi con l’unico intento di collaborare per la ricerca e condivisione della Verità sui principali fatti di rilevanza sia nazionale, che europea, che mondiale]

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