Il braccialetto che non rintraccia…

18 agosto 2022 – di Vincenzo Mannello

“Evade dai domiciliari per andare al ristorante: arrestato dai carabinieri”

…così un semplice e, tutto sommato “leggero” caso di cronaca nera, pubblicato da La Sicilia di giorno 17 agosto, ha sollecitato la mia attenzione.

Svegliando altresì dal torpore canicolare di questi giorni le mie cellule contestatrici, subito smosse da quella che (per me) era la più ovvia delle riflessioni: ma a cosa serve il braccialetto elettronico se poi, come specificato nello articolo, “nonostante le ricerche i carabinieri non riuscivano a localizzare l’evaso”?
Miserrimo ignorante di categoria A!
Ero assolutamente convinto, per gli oltre 20 anni dalla data della sua introduzione in Italia, che questa “diavoleria” americana, vista e rivista nelle serie televisive e nei film polizieschi statunitensi, permettesse di rintracciare il delinquente di turno ovunque si trovasse. E che solo togliendosela dalla caviglia (ah, il braccialetto cinge la tibia, non il polso) si potesse “evadere” impunemente, magari tagliandosi una gamba per riacquistare l’agognata libertà.
Credevo infatti che lo “strumento” contenesse un localizzatore GPS (sul modello CIA) cui sarebbe stato impossibile sfuggire. Ora mi rendo conto invece che non è affatto così. Sarebbe bastato che mi informassi su internet per evitare eventuali cattive figure in materia di critica alle forze dell’ordine, italiane o straniere che fossero.
Oggi, spigolando tra i siti, vengo (finalmente) a conoscenza (fonte laleggepertutti.it) che: “nell’abitazione della persona obbligata a portare la cavigliera elettronica viene installata una centralina (cosiddetta unità di sorveglianza) che riceve i segnali inviati dal braccialetto se questo resta nel campo di copertura attivo tra i due apparati elettronici. Questa copertura copre generalmente l’intera abitazione. Se il soggetto controllato si allontana dal perimetro coperto dal segnale o danneggia l’apparato, si perde il contatto tra centralina e braccialetto e scatta il segnale di avvertimento alle forze dell’ordine, le quali potranno mettersi immediatamente in contatto con il detenuto per chiedere spiegazioni sulle cause del mancato collegamento”.
“Si tratta però di uno strumento utilissimo, il cui impiego è stato recentemente esteso anche ai danni delle persone indagate per stalking e violenza di genere, sempre vi sia il consenso dell’imputato e la disponibilità del costosissimo (circa 90.000 euro cadauno) apparecchio”.
Ecco svelata (sempre secondo me) la “triste realtà”: se il braccialetto non segnala la posizione con l’esattezza assoluta permessa dagli sviluppi della tecnologia di tracciamento e necessita quindi di una immediata operazione di ricerca sul territorio da parte delle forze dell’ordine, sarà pure utile per rintracciare un evaso che va a pranzare al ristorante ma, relativamente a chi sia intenzionato a delinquere o a nascondersi, che utilità può avere?
E, nel caso di uno stalker, che si può presumere, stia cercando di avvicinarsi alla vittima, sarà mai rintracciato in tempo?
Ecco, ora io ne so più di prima ma i miei dubbi sono aumentati… ed i vostri?
Grazie per l’attenzione.
Vincenzo Mannello
Condividi:
0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.