Intervista a Paolo Battaglia La Terra Borgese sul Governo quirinalista “Decadentismo dissoluto, incertezza, qualunquismo e un senso di sofferenza esistenziale” sono le parole del critico d’arte.

19 gennaio 2022 – di Redazione

Paolo Battaglia La Terra Borgese, lei è un grande critico d’arte, ma anche autore di commenti su fatti politici e di costume: cosa pensa della politica quirinalista di questi giorni?

Meglio di me – come sempre – risponde l’arte, che illumina tutti i popoli. Per capire cosa accade in questi giorni basta semplicemente studiare quel po’ di Decadentismo che la cultura ci tramanda.

Dunque è possibile capire la politica attraverso l’arte? il Decadentismo?

Certamente. L’arte ha scritto anche la storia e la cronaca non scritte o mai documentate! Il decadentismo, più che un movimento, è una atmosfera: una atmosfera di malattia, di voluttà e di dissoluzione originatasi dalla crisi profonda del Romanticismo, di cui anzi rappresenta l’estrema conclusione.

È indice della insufficienza di un ideale estetizzante della vita e dell’arte, che si ponga in urto con l’etica. Il decadentismo è valso – e vale sempre – a significare, in tutta la sua ampiezza e tragicità, il dramma senza soluzione dell’idealità borghese di un assoluto individualismo.

Quali sono i nomi della storia legati al Decadentismo? ci sono nomi importanti?

Sicuro. Si parte dai suoi antecedenti romantici, che possono essere indicati nella concezione del genio di uno Schlegel, nell’idealismo magico di un Novalis, nel misticismo di un Blake.

Che legami ci sono tra il Decadentismo e l’attualità contemporanea?

Il decadentismo negli ultimi decenni dell”800 e i primi del ‘900 si svolge secondo alcuni motivi fondamentali: a) il motivo sadico, cioè il gusto esasperato del peccato e della ribellione ad ogni morale e convenienza (intese entrambe come prodotto di vigliaccheria e di pigrizia filistea) che trova nella figura del «dandy» l’eroe della lotta contro la volgarità, la sua ideale incarnazione, quale è descritta nel «Dorian Gray» di Wilde, nel «A rovescio» di Huysmans, e nei personaggi di D’Annunzio; a motivi sadici si ispira l’opera, oltre che del marchese de Sade, anche di Baudelaire, Villiers de l’Isle-Adam, Peladan, Swimburne, Delacroix, Flaubert e Moreau; b) il motivo della evasione, cioè la concezione dell’arte come fuga e superamento della vita quotidiana e morte della individualità psicologica, motivo evidente “nella musica di Wagner (Tristano), nella poesia di Baudelaire, negli studi di Pater, nei paradossi di Wilde e, più recentemente, negli scritti di T. Mann e di A. Gide; c) il motivo egotista, cioè la celebrazione dell’individualità eroica, libera dal moralismo astratto, dagli affetti comuni, dagli obblighi sociali, quale è delineata nella filosofia di Nietzsche, di Stirner, e quale si potenzia nell’arte di Stendhal e di Barres.

Chiedo per quei nostri lettori che vanno di fretta: in due parole, cosa bisogna capire di quanto la cultura tramanda?

Eh beh, l’anima ribelle dei decadenti è, in fondo, l’anima di uomini e di artisti che la loro epoca ha soffocato nelle sue rigide strutture sociali, con l’ipocrisia della sua morale, il formalismo dei suoi canoni e l’intellettualismo delle sue concezioni: il decadentismo europeo, col suo disperato richiamo ai valori eterni della bellezza, che l’arte esprime e diffonde nella vita, è il più clamoroso atteggiamento di protesta a una civiltà, in cui un economismo astratto, un regime politico piuttosto svuotato di senso e di contenuto, una religiosità senza efficacia, un’etica senza vigore, hanno sfibrato il carattere, appiattito le menti, impoverito le esperienze di una umanità che nel convenzionalismo e nella pigrizia spirituale isterilisce le proprie possibilità creative.

Dobbiamo dunque rassegnarci?

Tutt’altro. Il contenuto positivo del decadentismo sta appunto nella validità e nel vigore di questa sua critica, anche se, per immaturità di circostanze e incoerenza di impostazione, il problema da esso suscitato non ha trovato e non può trovare soluzione nel proposto estetismo, alias l’assoluto valore del bello, al quale oggi la politica – l’abbiamo detto – antepone l’interesse individuale di sé stessa in un decadentismo dissoluto che propina incertezza, qualunquismo e un senso di sofferenza esistenziale”. Ahinoi.

Grazie Paolo Battaglia La Terra Borgese, di avere arricchito i lettori con le sue risposte.

 

 

Condividi: