Intitolare una via ad Antonio Canepa? C’è chi lo considera un affronto…

27 dicembre 2021 – di Davide Cardullo

Se negli anni dell’invasione italiana della Sicilia e successivi, le stragi di stato rappresentavano un’ecatombe di civili inermi d’innanzi alla ferocia dello stato italiano, oggi tali stragi vengono consumate demolendo, con una fiera ferocia demagogica, la memoria di coloro che in nome della nostra Isola Madre e della Sua dignità, donarono il loro bene più prezioso, la vita.

Tanti sono gli esempi di distruzione della memoria storica della Sicilia e del Popolo Siciliano, dalla cancellazione del Regno di Sicilia dai testi scolastici, ma per fortuna non da quelli accademici, passando per la demonizzazione di figure come quella di Salvatore Giuliano, sulla quale per mantenere l’egida di efferato criminale e stragista lo stato italiano è costretto a mantenere un ferreo segreto di stato oltre ogni limite giuridico consentito, e dalla damnatio memoriae a figure di grande valenza eroica, identitaria e patriottica come i Camiciotti, Rosa Donato, il Pagnocco o Federico III. 

L’opera omerica, però non finisce qui, di fatti passa anche attraverso la privazione della Madreterra degli Dei,  di uomini troppo grandi e gloriosi per essere relegati all’oblio della storia, esempio principe o per meglio dire imperiale, in tal senso, è rappresentato da Federico I di Sicilia, II di Hohenstaufen e del Sacro Romano Impero, del quale tra l’altro nella giornata del 26 Dicembre ricorrerà l’anniversario della nascita, il quale nel bel(si fa per dire)paese, viene ricordato esclusivamente come uno Svevo, quasi un’estraneo al suo mondo e alla sua Isola.

Ma in realtà Federico, nonostante fosse nato a Jesi, in quanto figlio di Costanza d’Altavilla fu un purissimo Siciliano in cuore e spirito, al punto che le cronache ci ricordano un suo scambio di battute eloquente col suo amico, il sultano, nonché nipote di Saladino, Al Kamil, al quale durante una visita a Gerusalemme riferirà: “ Ma è questa la terra di latte e miele promessa dal mio Signore? Ma Egli avrà visto il mio Regno di Sicilia?”.

E ancora più famosa diverrà la conversazione avuta dall’Imperatore Siciliano, col Pontefice, al quale, rispetto ai suoi insistenti inviti nel trasferirsi a Roma rispose: Non invidio a Dio il Paradiso, son ben soddisfatto di vivere in Sicilia”.

Insomma se non si considera Siciliano Federico, è difficile capire chi possa fregiarsi di tale titolo! 

Ma gli attacchi perenni e feroci alla cultura, alla storia e all’identità del Popolo Siciliano, purtroppo, non giungono solo dalle terre aldilà del faro, difatti anche all’interno dei confini dell’Isola Madre del Mediterraneo, vi sono ambigui figuri pronti a scagliarsi gettando, sterili, inopportune e miserabili, oltre che miserevoli, ombre su uomini valorosi ancor più che di valore, su uomini sul il cui impegno contro la prepotenza e la prevaricazione non può essere gettato il minimo dubbio, su uomini che con sommo amore, hanno donato la propria vita, in piena coscienza e consapevolezza, affinché altri potessero vivere e affinché altri potessero prosperare grazie al loro sacrificio, questo è il caso ad esempio del Prof. Antonio Canepa.

Il casus belli in esame, è rappresentato da un singolare fatto di cronaca politica, ovvero la mancata intitolazione di una via ad Antonio Canepa su richiesta di un cittadino, Michele Cantarella, consumatosi in quel di Biancavilla, in provincia di Catania. (Qui il link alla notizia: https://www.biancavillaoggi.it/2021/05/04/via-da-intitolare-ad-antonio-canepa-unoffesa-ai-veri-caduti-per-la-liberta/ )

Biancavilla (Ct)

La meravigliosa cittadina, sdraiata sulla valle Simeto, difatti, il quattro maggio del 2021, si è svegliata con un tremendo e delirante sproloquio del suo ex Sindaco Alfio Grasso, uomo di incantevole cultura, il quale purtroppo a causa della sua nobile, funesta e condivisibile persecuzione del ventennio fascista, si è lasciato andare a scivoloni catastrofici sulla figura del Partigiano, nonché comandante dell’EVIS (Esercito Volontario per l’indipendenza della Sicilia) Antonio Canepa, definendolo un gregario degli 007 della Corona, nonché guerrigliero, avventuriero, tragediatore, nonché “ecocentrico”, finendo per gettare ombre sulla lotta antifascista di “Mario Turri”, citando la sua tesi sulla dottrina del fascismo, che evidentemente il caro ex sindaco Grasso, non si è preso la pena di leggere e approfondire.

Ma se su alcune definizioni, o per meglio dire sulla definizione di guerrigliero, non si può non essere d’accordo col caro Alfio Grasso, sul resto sarebbe il caso di spendere tempo e parole, magari brevi e concise, a differenza di quanto fatto dallo scrivente finora.

Ad esempio l’accusa di “asservimento” agli alleati nel pieno della lotta al nazifascismo può essere una discriminante sulla figura del Prof.Canepa? 

Può essere “ La Sicilia ai Siciliani” considerato come atto di “ecocentrismo”, termine meraviglioso del quale mi approprierò e che ricondurrà sempre la mia memoria al dott. Grasso, quando in realtà rappresenta il grido disperato e innamorato di un uomo alla sua Madreterra e al suo Popolo? 

Può essere definito, in gergo siculo, un “tragediatore” un uomo che ha donato la sua vita, trivellato dal gelido piombo verde, bianco e rosso? 

E ancora, si può mettere in dubbio l’avversione al regime nazifascista di un uomo, che dopo l’internamento,  per riottenere la libertà e creare attraverso i suoi studenti, una delle sacche fondamentali della resistenza, scrisse una tesi in tre volumi, che rappresenta la più grande presa per i fondelli mai prodotta alla dottrina fascista? 

Non ai posteri, bensì ai lettori, l’ardua sentenza, nella speranza che l’osservazione libera e critica di ogni lettore non abbia subito l’inquinamento generato nella mente e nel cuore del dott.Grasso da quella fascia di tre colori, che evidentemente per troppo tempo è stata  poggiata sul suo petto.

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