LA SPACCATURA. (di Mario Dodaro)

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Dite la Vostra. Una voce dai Social… che merita di essere condivisa.

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Sono dilaniato.

Perché passo dei momenti, nelle mie giornate, in cui provo delle sensazioni meravigliose, così come delle sensazioni terribili.

E brutto dirlo, ma càpita che vedo dei miei vecchi amici, compresi quelli con cui ho avuto diverbi sulla situazione attuale.

È bruttissimo considerare il fatto che molti di loro hanno convertito i loro pensieri in base a quello dominante unico.

Vuol dire che quando ci si trova, anche magari dopo tanto tempo, visto che nel passato si è sempre stati aperti, sinceri e trasparenti su tutto, non può non capitare che qualcuno dei due introduca l’argomento di attualità principale, quello più determinante del momento, che tutti conosciamo.

E in quel momento si verifica la spaccatura.

Io sono uno di quelli che non omette niente in quello che dice. Ma ciò che io dico, per loro, nel momento in cui lo dico, li traumatizza.

Di colpo non mi riconoscono più, troncano il discorso, mi vedono come un pazzo.

Non vogliono sentire ragioni, né spiegazioni, né ragionamenti. Specialmente se l’orribile passo lo hanno già fatto, anche solo per la prima volta, con un appuntamento fissato per la seconda, che non disdiranno mai, ansiosi solo di andarci e chiudere il processo.

Io posso andarci con i piedi di piombo, oppure giù duro, ma non cambia niente. Quello che dico è blasfemo, e io sono solo un invasato.

Non si può quindi fare a meno di interrompere un discorso che è ormai tabù, sotto tutti gli aspetti. A meno che non si abbracci il loro pensiero. Ma non certo il mio.

E così si passa il resto del tempo a conversare di cose più semplici, più pratiche, di ricordi del passato, anche intensi e divertenti, nella loro rivisitazione. Come se nulla fosse appena successo.

Non so cosa provano loro, ho tante idee, ma non riesco a figurarmene nessuna.

Io so solo che da quel momento, sono perso nel più profondo orrore, nella più totale disperazione, che devo dissimulare come se fosse nulla, come se non esistesse e non contasse niente.

È come se avessi ammirato un quadro sublime per tantissimo tempo, estasiato dalla sua bellezza. E di colpo quel quadro cade per terra, andando in mille pezzi. E io non ho potuto fare niente per impedirgli di cadere. E devo osservare quei mille pezzi sparpagliati per terra, da tutte le parti, taglienti e informi, senza poter far più nulla per ricomporli, senza poter ridare a quel quadro la sua bellezza di prima. E rischiando anche di tagliarmi.

Devo assistere impotente alla scena con la morte nel cuore.

Non posso reagire.

Non posso scappare.

Non posso piangere.

Fino alla fine.

Per poi salutarci come al solito.

Come se non fosse successo mai nulla.

Poi, in seguito, ti riprendi. Metabolizzi. Convivi con l’idea.

Anche perché possono arrivare momenti migliori.

Tra le persone che sono qui, con cui condivido in sedi come questa la stessa consapevolezza, càpita che con qualcuno di loro approfondisca.

E finisce che ci telefoniamo. Ci scambiamo il numero, ci diamo appuntamento, sempre alla sera, quando tutti dormono, andando avanti fino a tardi.

Donne, uomini, giovani o avanti con l’età, c’è di tutto.

Non fa testo questo aspetto, come non fa testo in che condizione sociale, familiare, lavorativa od economica siamo posizionati.

Non ha alcuna importanza.

C’è un incontro mentale, e del cuore.

Si è fatto in tempo a trovarsi d’accordo sui post e nei commenti, che scatta una simbiosi.

Persone del tutto sconosciute, che non si sono mai viste prima, lontane da noi e completamente diverse, si ritrovano come fratelli perduti nel tempo. Come se qualcosa di cosmico ci avesse tenuti distanti da sempre, e ora non avesse più potere, e possiamo ritrovarci abbracciandoci e piangendo virtualmente e spiritualmente al tempo stesso.

Sono sensazioni indescrivibili sotto forma di parole.

L’unica definizione che mi viene in mente è questa: è la presenza di Dio, nel modo più lirico esprimibile e descrivibile.

In momenti come questi, lo Senti, C’e’, lo Ringrazi.

E’ la contrapposizione dell’orrore, estrema come l’orrore stesso.

È questa la spaccatura che dilania. È un mondo di soli estremi.

Mi sto abituando.

Me ne sto facendo una ragione.”

(Mario Dodaro)

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