Manifesti? Sostieni chi protesta? In Canada bloccano il tuo conto corrente per “difendere” la democrazia….

16 febbraio 2022 – Redazione Co. Te.L.I.

Canada – Nella conferenza stampa tenutasi lunedì 14 febbraio (vedi: https://cataniacreattiva.it/canada-video-trudeau-invoca-emergency-act-poteri-assoluti-al-governo-per-30-giorni/) il premier Justin Trudeau ha invocato il ricorso allo stato di emergenza, che conferisce alle forze di polizia poteri speciali in fatto di multe, arresti, e sequestri di veicoli, per porre termine agli assembramenti in cui si verifichino attività illegali, come blocchi di infrastrutture ed occupazioni.

Si autorizzerebbe, inoltre, il congelamento extragiudiziale dei conti corrente dei manifestanti.
L’intento è ovviamente quello di colpire le manifestazioni di protesta iniziate con il Freedom Convoy dei camionisti contro l’obbligo di quarantena per gli autotrasportatori non vaccinati, che a distanza di ormai tre settimane continuano ad occupare il centro di Ottawa.

La parola ora passa alle due camere del Parlamento, chiamate al voto entro 7 giorni. Scontato il sì del partito di sinistra NDP, da tempo sostenitore delle limitazioni ai danni dei non vaccinati.

Uno sviluppo sorprendente solo fino ad un certo punto, visto che nei mesi precedenti Trudeau aveva più volte criminalizzato coloro che hanno legittimamente scelto di non vaccinarsi, bollandoli come misogini, razzisti ed estremisti di destra (strano che non abbia usato direttamente il termine fascisti), sostenendo la necessità in qualche modo di punirli con restrizioni in virtù delle loro scelte “sbagliate”.

Dopo il panico iniziale all’arrivo del Freedom Convoy, con la fuga precipitosa in una località segreta, poi giustificata con la necessità di rimanere in isolamento nonostante un test Covid negativo, Trudeau ha deciso di reagire, forse anche per rispondere alle accuse del fronte opposto (a partire dall’NPD) di mostrarsi passivo e debole di fronte a violazioni della legalità. Critici invece i Conservatori, che rimproverano al premier di essere divisivo.

Prima gli inviti a far terminare la manifestazione illegale, poi l’intervento della polizia a sgombrare il blocco sull’Ambassador Bridge, il posto di frontiera tra Canada e Stati Uniti vitale per il commercio nordamericano, hanno segnato un costante aumento della tensione. Infine la decisione del premier di ricorrere allo stato di emergenza, un fatto senza precedenti nel tranquillo ed a tratti noioso Paese degli aceri.

Non è stata da meno Chrystia Freeland, potente ministro delle finanze del governo Trudeau e sua possibile erede alla guida del Partito Liberal. Freeland, ben introdotta nel World Economic Forum di Klaus Schwab, bestia nera di molti contestatori nel mondo, ha aggiunto un tassello importante alle dichiarazioni di Trudeau: con lo Emergencies Act, le piattaforme di crowfunding dovranno registrarsi presso FINTRAC (Financial Transactions and Reports Analysis Centre of Canada), ossia l’intelligence finanziaria canadese, adibita al controllo ed al tracciamento dei pagamenti per capire chi paga chi, come e perché. Si tratta nei fatti di un allargamento delle normative anti-riciclaggio e di contrasto al terrorismo, che verranno applicate anche alle transazioni in criptovalute.

Il ministro è stato chiaro col suo “Follow the money”: segui la pista del denaro per trovare i responsabili ultimi, come amava ricordare Giovanni Falcone.

In sostanza, i manifestanti e chi li finanzia trattati come criminali. Peggio, come terroristi. Le stesse disposizioni infatti autorizzano le banche canadesi a congelare i conti correnti dei camionisti coinvolti nelle proteste o anche i conti delle persone sospettate di finanziare le attività del Freedom Convoy, in quanto definite illegali, senza attendere una pronuncia in tal senso dei tribunali. Quindi, una pena extragiudiziale motivata dal dissenso politico.

La mossa del governo Trudeau potrebbe leggersi sia come un tentativo disperato di cambiare la situazione (visto che la polizia di Ottawa ha dichiarato di non essere in grado di fronteggiare il grande numero di manifestanti), sia come la volontà di schiacciare il dissenso e chiudere una volta per tutte la partita, dando una sorta di lezione esemplare ai manifestanti in Canada e altrove.

La situazione rimane tesa in tutto il Paese. Nella capitale i partecipanti alla protesta non mostrano alcuna intenzione di cedere. In loro sostegno sono scesi in strada anche veterani dell’esercito canadese.

Un valico di frontiera è stato occupato nel fine settimana a Surrey, in British Columbia, mentre è giunta la notizia un carico di armi intercettato e sequestrato dalla polizia al valico di frontiera di Coutts, in Alberta, tutt’ora bloccato da una protesta. Nel frattempo hanno fatto la loro comparsa gruppi di contro-manifestanti, rabbiosi contro il rumore ed il disagio generato dal Freedom Convoy, che chiedono alle autorità di intervenire.

Qualche crepa si intravvede anche nel Partito Liberal al governo: Joël Lightbound, membro della House Of Commons, ha preso posizione contro alcune restrizioni e ritiene si debba imparare a convivere con il Covid, senza lockdown e passaporti vaccinali.

Il Canada è insomma un Paese più diviso che mai: non più su base linguistica (minoranza francofona contro maggioranza anglofona), ma trasversalmente, con da una parte un governo per niente incline al dialogo, e dall’altra manifestanti forse minoritari ma certamente compatti, rumorosi e determinati, in grado di raccogliere simpatie e fondi in Canada e all’estero.

Con la proclamazione dello stato di emergenza, se approvata dal Parlamento, Trudeau pensa forse di ricompattare il suo seguito, presentandosi finalmente come un “duro” in grado di riportare legge ed ordine. Rischia invece di lacerare ancora di più un Paese già spaccato, cui per un anno si è rivolto insistendo sull’unità nazionale per uscire tutti assieme dall’emergenza Covid, salvo poi adottare un approccio punitivo nei confronti di chi non si è conformato, con norme incomprensibili e difficili da rispettare anche per un popolo paziente e ligio alle regole come quello canadese. (Fonti:  AtlanticoQuotidiano.it, FinancialPost)

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[Questo articolo è condiviso dal Comitato Tecnico Libera Informazione (Co.Te.L.I.), che vede la collaborazione di diversi giornalisti e blogger, tra cui le fondatrici Marzia  Chiocchi di Mercurius5.it e Monica Tomasello di CataniaCreAttiva.it, supportati da un team di professionisti (insegnanti, economisti, medici, avvocati, ecc.) formatosi con l’unico intento di collaborare per la difesa della libertà di espressione (art. 21 della Costituzione Italiana e art. 11 della Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea) e per la ricerca e condivisione della verità sui principali argomenti e fatti di rilevanza sia locale che globale]

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