Nel nome del padre…

(di Alessio Patti)

Restiamo sgomenti a soppesare e a considerare i tempi di oggi.

Dolore, incertezza, perdita di orientamento e delle più semplici forme del rispetto umano ci invadono e ci feriscono.

Ad ogni necessità e bisogno di conforto impulsivamente gridiamo “mamma!”; ma è quando ci sentiamo la terra franare sotto ai piedi; quando lo spirito è in subbuglio e quando tutta l’esistenza sembra perire che il grido di ogni uomo è “papà!”.

Il padre. È lui che ci ha dato il nome, la speranza, la fermezza e la dignità.

Anche se fosse (o fosse stato) il più cattivo degli uomini e dei padri, per il solo fatto che egli c’è ancora (o che c’è stato insieme a noi), possiamo guardare a lui come al sostegno fermo della nostra vita, come a quella terra fertile che ci appartiene, pur sapendo che non siamo noi i proprietari.

Con il padre sentiamo un legame indissolubile sorto da forma certa d’amore, anche la più semplice, perfino quella senza carezze e baci, senza presenza e sostanza ma solo certezza di dignità.

E io, caro papà, mi pregio (anche in versi) di onorarti ancora e ti penso lì in compagnia della bellezza di Dio già da molti anni; ti penso e ti amo e ti appartengo; mi dà forza il tuo nome, la tua effige e il tuo esserci anche senza esserci; mi dà speranza e vigore il tuo restare vivo in me anche nella morte.

Nta lu nomu di lu patri

Raffinatu, chinu di ciarmu,
attraenti e accippatu
e carricu di suffirenza,
fustivu me patri;
pi tanti, un ostaculu.
Vanitusu, sfruntatu,
superbu e priputenti
pirchì gluriusu e
assai beddu.
Nta lu vostru nomu
si dissiru paroli duri,
di cu’ usau lu verbu
senza capiri ca
l’amuri e lu ribummu
di l’anima
si pirpetuanu ogni vota ca
si penza a lu patri,
a lu so nomu.
Oh, patri!,
l’amuri miu pi vui,
ammugghiatu
di straurdinaria purizza,
è ‘n reliquariu ca
non po essiri vintu
d’ogni ragiuni, giustizia
e vinnitta;
e lu vostru nomu
e la vostra effigi
restanu nti mia sullenni,
d’una finizza e
ricchizza furmidàbili,
cu puru ca foru scuncicati
di la mala sorti,
ancora fermi
e vagghiardi nta lu me cori.

Alessio Patti (Catania, 19 settembre 2020)

Nel nome del padre 

Raffinato, zeppo di fascino,
adorabile e vigoroso
e ridondante di sofferenza,
fosti mio padre;
per molti, un ingombro.
Vanitoso, irriverente,
superbo e prepotente
perché glorioso e bellissimo.
Nel nome tuo
si dissero parole dure,
di chi ha usato il verbo
senza capire che
l’amore e
il riecheggio dell’anima
si perpetuano ogni qualvolta
si pensi al padre, al suo nome.
Oh, padre!,
l’amore mio per te,
avvolto d’ineffabile candore,
è un reliquiario
inespugnabile
da ogni ragione, giustizia
e vendetta;
e il tuo nome
e la tua effigie
sono rimasti in me solenni,
d’una sottigliezza
e ricchezza formidabili,
malgrado provocati
dalla malevola sorte,
ancora saldi
e possenti nel mio cuore.

Alessio Patti (Catania, 19 settembre 2020)

video dal canale ufficiale di Alessio Patti: https://youtu.be/TS57GJv3B9M

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Dedicato a mia cognata Katia ed a suo fratello Massimo che hanno perso il loro caro padre da pochi giorni… ❤️ 

Monica Tomasello

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