Sicilia – Democrazia negata dalla Regione, il Cdm: “si voti nelle ex Province” – Falcone (FI): “rinvio elezioni fu una scelta superficiale“

12 ottobre 2022 – Redazione

Il Consiglio dei ministri impugna alcune norme contenute nella legge di variazione del bilancio regionale della Sicilia, approvata dall’Ars il 4 agosto, prima della pausa estiva, e stabilisce il voto nelle ex Province.

Nel 2014 una legge regionale ha abolito le Province siciliane sostituendole con liberi consorzi di Comuni e Città metropolitane, enti rappresentativi cosiddetti di secondo grado i cui vertici avrebbero dovuto essere eletti non dai cittadini ma dagli amministratori dei Comuni che li compongono. Si è trattato, di fatto, di una ristrutturazione delle Province, dato che la legge siciliana ne ha modificato il nome, le competenze e il sistema di elezione dei vertici ma ha lasciato immutati l’ambito territoriale e le dotazioni di personale e di risorse, rimandando a successivi provvedimenti l’individuazione delle entrate necessarie a sostenere le nuove competenze.

Tutto questo doveva arrivare con l’assetto definitivo degli enti dato dalle elezioni.  Ma dal 2015 ad oggi, la Regione ha rinviato ben undici volte le elezioni degli organi dei liberi Consorzi comunali e delle Citta’ metropolitane prorogando contemporaneamente la gestione commissariale degli enti di area vasta.

L’impugnativa del Cdm

“Il reiterato rinvio delle elezioni” nei Liberi Consorzi e nelle tre Città metropolitane di Palermo, Messina e Catania “e le conseguenti proroghe dei commissariamenti violano i princìpi di democraticità di cui all’art.
1, comma primo della Costituzione, in quanto i referendum e le elezioni (ancorché indirette) rappresentano il momento più alto di manifestazione della sovranità popolare e contrastano altresì con gli artt.
5 e 114, in quanto l’autonomia e la rappresentatività degli enti commissariati sono svuotate da un commissariamento – di fatto – sine die”.

Ciò è quanto si legge nell’impugnativa da parte del CdM di alcune norme contenute nella legge di variazione del bilancio della Regione Siciliana, approvata dall’Ars il 4 agosto prima della pausa estiva.

Per il CdM “si porrebbero inoltre in contrasto con il principio di ragionevolezza desumibile dall’art. 3 della Costituzione” perché “la situazione di eccezionalità che poteva giustificare, nell’immediatezza dell’entrata in vigore, della disciplina di riforma la proroga originariamente disposta non può infatti porsi come plausibile ragione giustificativa delle successive 10 proroghe che si sono susseguite in un arco temporale di sei anni, ciò che stabilizza l’eccezionalità oltre ogni ragionevole limite”.

“Inoltre – si legge nell’impugnativa – il legislatore siciliano non terrebbe conto della giurisprudenza costituzionale (sentenza costituzionale n. 168/2018) secondo cui l’art. 114 Cost., nel richiamare al proprio interno, per la prima volta, l’ente territoriale Città metropolitana, ha imposto alla Repubblica il dovere di istituirlo concretamente. Né del resto il nuovo ente potrebbe avere disciplina e struttura diversificate da Regione a Regione, nel presupposto di livelli di governo di disciplina uniforme, con riferimento agli aspetti essenziali (sentenza costituzionale n. 50/2015).

Falcone (FI): “rinvio elezioni fu una scelta superficiale”

«Eravamo stati fra i pochi a dirlo senza alcun timore: rinviare alle calende greche le elezioni delle ex Province era un errore madornale, compiuto trasversalmente dalle forze politiche dell’Ars, destra e sinistra senza distinzioni. Oggi, purtroppo, arrivano parole durissime da parte di Palazzo Chigi che, censurando quella decisione superficiale e bipartisan dell’aula, ha deciso di impugnare la norma». Così il riconfermato deputato Ars di Forza Italia Marco Falcone, assessore regionale uscente, commentando l’impugnativa del Cdm sulle norme contenute nella Variazione di bilancio della Regione Siciliana che disponevano la proroga al 2023 dei commissari delle ex Province. «Il reiterato rinvio delle elezioni, ancorché di secondo livello, di Città metropolitane e Liberi consorzi – sottolinea il forzista Falcone – si pone in contrasto con l’articolo 1 della nostra Carta e i suoi fondamenti democratici, oltre a essere fuori da ogni principio di ragionevolezza. Adesso, come già caldeggiato dal presidente Renato Schifani, auspichiamo che con l’avvio della nuova legislatura si vada subito al riordino degli Enti intermedi per poi ripristinare la rappresentanza democratica nelle ex Province della Sicilia», conclude Falcone.

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