SICILIA, Regione a Statuto Speciale (?) – Mirko Stefio: “SIAMO ITALIANI, SICILIANI O SOLO COLONI? – L’AUTONOMIA È RIMASTA SOLO ‘CARTA’”

16 gennaio 2022, di Redazione

L’argomento “Sicilia: Regione a Statuto Speciale” è sempre stato di estrema attualità, ma forse mai come in questo momento…, in cui il vento dell’indipendentismo siciliano sembra soffiare sempre più  forte.

Per questo desideriamo riproporVi un vecchio articolo, del 2006, a firma di Mirko Stefio, attualmente segretario del neo-nato Movimento Siciliano d’Azione. (Monica Tomasello)

SIAMO ITALIANI, SICILIANI O SOLO COLONI? L’AUTONOMIA È RIMASTA SOLO ‘CARTA’ – di Mirko Stefio

15 maggio 1946, la Sicilia diventa Regione a Statuto Speciale

Come tutti sanno, la Sicilia è divenuta “Regione a statuto speciale” il 15 maggio 1946, quando l’Italia era ancora un Regno e non una Repubblica.
Il suo decreto di istituzione non fu firmato da un presidente della Repubblica, bensì dal principe Umberto di Savoia, Luogotenente del Regno d’Italia per il padre Vittorio Emanuele III.

Questa priorità storica della “Regione Siciliana” è dimostrata proprio dalla sua denominazione che adoperava, ed adopera tuttora, l’aggettivo “Siciliana”, mentre tutte le altre regioni italiane vengono contrassegnate dal proprio sostantivo; per questo abbiamo la “Regione Lazio”, la “Regione Puglia”, e così via.

Il decreto luogotenenziale relativo, approvato il 15 maggio 1946 con la legge n. 455, fu pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia” del 10 giugno 1946.

Il testo integrale dello Statuto a questo link: https://www.regione.sicilia.it/sites/default/files/2020-10/Statuto_0.pdf



Lo Statuto Siciliano “svuotato” di valore…

Lo Statuto Siciliano è composto di 41 articoli, di cui, purtroppo, i più importanti ed i più determinanti non sono stati mai applicati, ovvero sono caduti nel dimenticatoio dopo una temporanea applicazione.

È stupefacente constatare come lo Statuto Speciale sia stato progressivamente svuotato di valore e di significato, proprio nelle sue articolazioni più rilevanti.

Si potrebbe iniziare dall’art. 5 che recita: I Deputati, prima di essere ammessi all’esercizio delle loro funzioni, prestano nell’Assemblea il giuramento di esercitarle col solo scopo del bene inseparabile dell’Italia e della Regione. Appare evidente che essendo provate e reiterate le violazioni allo Statuto da parte del Governo Italiano, i deputati dell’Assemblea manchino costantemente al loro solenne giuramento.

 

Ancora, l’art.15 dispone espressamente che Le circoscrizioni provinciali e gli organi ed enti pubblici che ne derivano sono soppressi nell’ambito della Regione siciliana L’ordinamento degli enti locali si basa nella Regione stessa sui comuni e sui liberi Consorzi comunali, dotati della più ampia autonomia amministrativa e finanziaria Nel quadro di tali principi generali spetta alla Regione la legislazione esclusiva e l’esecuzione diretta in materia di circoscrizione, ordinamento e controllo degli enti locali.

Da tale articolo si evince in modo molto chiaro ed inequivocabile che in Sicilia non erano previste le province e gli enti ed uffici connessi. Inoltre, essendo l’ordinamento della Regione basato solo sulla Regione stessa, sui comuni e sui liberi consorzi dei comuni, è conseguente che gli uffici prefettizi in Sicilia sono stati “una forzatura” costituzionale avallata dagli stessi politici regionali.

 


Non meno importante è l’
art. 21 dello Statuto, il quale dispone che il Presidente della Regione Sicilia partecipi con il rango di Ministro al Consiglio dei Ministri, con voto deliberativo nelle materie che interessano la Regione Sicilia.
Quest’articolo non è stato mai applicato; e quando recentemente il presidente Giuseppe Provenzano – (n.d.r.: ricordiamo che il presente articolo è stato scritto nel 2006) – tentò di farlo valere, gli furono letteralmente chiuse le porte in faccia.

 

 

L’art. 24 prevede l’intervento giuridico di un’Alta Corte di Giustizia, per decidere della costituzionalità delle leggi riguardanti la Sicilia ed emanate tanto dallo Stato, quanto dalla Regione stessa.
Questa Alta Corte fu costituita e funzionò per qualche tempo, ma fu poi abusivamente soppressa dall’avvento della Corte Costituzionale Italiana che si dichiarò legittimata a subentrare nei poteri dell’Alta Corte. E questo fu un abuso gravissimo da parte dello Stato Italiano che nessun governante siciliano si è mai preoccupato di combattere.

 

 

All’art. 27 si dice che un Commissario, nominato dal Governo dello Stato, promuove presso l’Alta corte i giudizi di cui agli articoli 25 e 26 e, in quest’ultimo caso, anche in mancanza di accuse da parte dell’Assemblea regionale.
Da tali articoli si evince il senso della grande autonomia politica ed amministrativa ottenuta dalla Sicilia nel 1946. Malgrado ciò, come abbiamo argomentato prima, i Giudici della Corte Costituzionale, prevaricando i compiti del Parlamento italiano e Siciliano, sono intervenuti per “cancellare” dalla Carta Costituzionale lo strumento dell’Alta Corte.
Il Commissario di Stato per la Sicilia, eccetto poche eccezioni, ha contribuito con la sua “disattenzione” al perseverarsi di situazioni illecite ed incostituzionali.

 

 

L’art. 31 disponeva che il Presidente della Regione Siciliana fosse il “Capo della Polizia di Stato nell’ambito della Regione“, con il diritto di decidere la rimozione dei funzionari di polizia in Sicilia o il loro trasferimento fuori della Sicilia. Ma anche quest’articolo non è mai stato applicato.

L’ articolo 31 fu concepito per disegnare il mantenimento dell’ordine pubblico al quale provvede il Presidente della Regione a mezzo della polizia dello Stato, la quale nella Regione dipende disciplinarmente, per l’impiego e l’utilizzazione, dal Governo regionale.

Il Presidente della Regione può chiedere l’impiego delle Forze armate dello Stato. Tuttavia il Governo dello Stato potrà assumere la direzione dei servizi di pubblica sicurezza, a richiesta del Governo regionale, congiuntamente al Presidente dell’Assemblea e, in casi eccezionali, di propria iniziativa, quando siano compromessi l’interesse generale dello Stato e la sua sicurezza.

Il Governo regionale può anche organizzare corpi speciali di polizia amministrativa per la tutela di particolari servizi ed interessi.

Ebbene, Vi risulta che il Presidente della Regione Siciliana abbia mai provveduto ad esercitare il suo “dovere” di garantire l’ordine pubblico nell’Isola? Piuttosto, lasciando fare allo Stato italiano, si è colpevolmente espropriato dei suoi compiti.

 

 

I motivi delle gravi violazioni dello Statuto

E’ difficile spiegare i motivi di queste gravi violazioni allo Statuto.
Si è parlato e sì parla spesso di incapacità, di opportunismo politico…, ma qualcuno ipotizza piuttosto la “codardia“…

 

Lo Statuto come strumento di riscatto economico

Dal punto di vista economico il nostro Statuto ci dona diverse possibilità di riscatto.

Ad esempio l’art. 32 dispone che i beni di demanio dello Stato, comprese le acque pubbliche esistenti nella Regione, sono assegnati alla Regione, eccetto quelli che interessano la difesa dello Stato o servizi di carattere nazionale; mentre l’art. 33 dichiara che sono altresì assegnati alla Regione e costituiscono il suo patrimonio, i beni dello Stato oggi esistenti nel territorio della Regione e che non sono della specie di quelli indicati nell’articolo precedente.

Fanno parte del patrimonio “indisponibile” della Regione: le foreste, che a norma delle leggi in materia costituiscono oggi il demanio forestale dello Stato nella Regione; le miniere, le cave e torbiere, quando la disponibilità ne è sottratta al proprietario del fondo; le cose d’interesse storico, archeologico, paleoetnologico, paleontologico ed artistico, da chiunque ed in qualunque modo ritrovate nel sottosuolo regionale; gli edifici destinati a sede di uffici pubblici della Regione coi loro arredi e gli altri beni destinati a un pubblico servizio della Regione.

La questione relativa alle responsabilità sui beni archeologici, paleontologici ed artistico, nonché le cose di interesse storico andrebbe esplicitata con un articolo a parte; ci si limita solo a far osservare come lo Stato è “prepotentemente” presente nell’Isola con proprie strutture e uomini che intervengono in materie di competenza della Regione.

L’art. 38 dispone che lo Stato “verserà annualmente alla Regione Siciliana, a titolo di solidarietà nazionale, una somma da impiegarsi in lavori pubblici”. Quest’articolo funzionò per qualche tempo; poi, non se ne è saputo più nulla…

Inoltre l’art. 40 dispone l’istituzione per il Banco di Sicilia di Palermo, di una “Cassa di Compensazione”, allo scopo di destinare ai bisogni della Regione Siciliana le valute estere, provenienti dalle esportazioni siciliane, dalle rimesse degli emigranti, dal turismo e dal ricavo dei noli di navi iscritte nei compartimenti siciliani. Questo sulla carta…; nella realtà quest’articolo non è stato mai applicato e il Banco di Sicilia lo abbiamo venduto.

Come si vede, nessuno degli articoli, veramente determinanti per lo sviluppo e per la vita stessa della Regione, risulta oggi applicato e lo Statuto Regionale risulta quindi svuotato di reale efficacia, degradandosi ad inutile e derisorio “pezzo di carta”.

Ma c’è di più…

 

Il “Casinò di Taormina” e gli Istituti bancari siciliani

Nel suo oltre mezzo secolo di vita, dal 1946 ad oggi, la “Regione Siciliana a statuto speciale” non è riuscita nemmeno a far funzionare il Casinò di Taormina“, autentico polmone per il turismo e per l’economia siciliana.


Questo Casinò è stato chiuso “per ragioni morali, dato che si trattava di gioco d’azzardo”, mentre in Italia funzionano allegramente ben cinque Casinò: due a Venezia ed uno ciascuno a San Remo, a Saint Vincent e a Campione d’Italia.

Quasi tutti gli Istituti bancari siciliani sono stati assorbiti da banche del Nord Italia che, così facendo, hanno drenato il risparmio siciliano verso gli investimenti delle terre padane.

Se le banche siciliane avessero fatto il contrario forse tutto il Nord Italia si sarebbe alzato indignato gridando alla “mafia” che comprava il Nord pulito ed operoso.

 

 

Privilegi fiscali? Non pervenuti

Lo Statuto avrebbe anche dovuto assicurare alla Sicilia, che produce e raffina il 70 percento della benzina italiana, i privilegi fiscali di cui, in questo campo, gode la Val d’Aosta, che di petrolio non ne produce, né ne raffina nemmeno una goccia e lascia volentieri l’inquinamento alla Sicilia. (Per approfondimenti vedi: https://cataniacreattiva.it/loro-nero-di-sicilia-cosa-nostra-o-cosa-loro/ )

 

La “coscienza regionale” che non c’è

Lo Statuto dovrebbe servire a creare una “coscienza regionale” in Sicilia. E invece… la Sicilia è, per dirne una, l’unica regione “a statuto speciale” a non avere nelle sue scuole elementari e medie l’insegnamento di “Cultura Regionale”. Ciò vale a dire: storia, economia, geografia, letteratura e folklore regionali, che invece esistono, e dal 1958, dalla terza elementare alla terza media nelle altre quattro regioni “a statuto speciale”, e cioè in Sardegna, in Val d’Aosta, in Trentino-Alto Adige e in Friuli-Venezia Giulia.

 

 

Concludendo…: l’importanza di una presa di coscienza da parte del popolo Siciliano

Da quanto ho sopra specificatamente documentato, è sorta in me la convinzione che la Sicilia non è affatto una regione, ma solo una colonia di sfruttamento.

La speranza sta nella presa di coscienza di tutti i fratelli Siciliani, affinché il nostro popolo abbia la capacità e la possibilità di autodeterminarsi politicamente.

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